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La percezione della popolarità

La percezione della popolarità

Frequentando un illuminante corso della University of North Carolina at Chapel Hill sulla Psicologia della popolarità, sono venuta a conoscenza di un affascinante ambito della psicologia:

la sociometria.

La rilevazione sociometrica misura i comportamenti interpersonali fra i componenti di un gruppo allo scopo di definire quella struttura psicosociale – a volte indecifrabile – che è spesso causa scatenante di tragici episodi emulativi.

La differenza tra popolarità “sociometrica” e “percepita”

Per ottenere dati concreti, gli scolari delle scuole elementari o delle medie inferiori sono invitati a compilare un questionario in cui viene chiesto di indicare in ordine di preferenza i compagni che prediligono.

Il risultato offre una chiara panoramica sociometrica di quali siano gli individui più popolari in termini di piacevolezza.

Contestualmente, si chiede agli stessi partecipanti di catalogare i compagni in ordine di notorietà, a prescindere che piacciano o meno.

In questo caso, si forma un elenco di persone definite “percepite popolari” che non necessariamente suscitano simpatia, ma che godono di fama e si stagliano dalla massa.

Qual è la differenza sostanziale fra le due classificazioni?

Ecco un esempio

Giorgio è un ragazzino sinceramente gentile con i suoi compagni e li aiuta quando hanno bisogno.

E’ un tipo atletico ma non utilizza la sua superiorità fisica in modo aggressivo; anzi, se possibile evita il confronto anche verbale, preferendo metodi pacifici per risolvere i conflitti.

Giorgio è sicuramente un soggetto sociometricamente popolare.

 

Andrea è un tipo sveglio e, anche se non tutti lo amano, chiunque lo conosce.

Molti suoi compagni lo imitano nel modo di vestire e di atteggiarsi, ascoltano la sua musica preferita e tentano di essere simili a lui per poter far parte del suo gruppo esclusivo.

Andrea sa essere simpatico e gentile, ma è pronto ad usare intimidazioni ed aggressività quando lo si provoca o quando è arrabbiato; è anche in grado di manipolare a suo vantaggio le persone.

Andrea è in cima alla lista dei percepiti popolari.

Le due categorie non si sovrappongono

E’ interessante rilevare come la sovrapposizione fra le due categorie: “sociometricamente popolari” (cioè quelli che piacciono) e “percepiti popolari” (quelli più famosi) sia piuttosto bassa: secondo gli studi di Parkhurst e Hopmeyer, solamente il 36% dei sociometricamente popolari sono anche percepiti popolari e solo il 29% dei percepiti popolari è riconosciuto anche come sociometricamente popolare.

Il fenomeno oggettivamente rilevato in questi anni è che ragazzi come Andrea riscuotono molto più successo fra i coetanei, che aspirano a diventare come lui piuttosto che come Giorgio:

i compagni sono portati a far propri quei comportamenti anti-sociali e a volte rischiosi adottati dalla personalità di chi è percepito popolare.

Da bambini come da adulti

Il Dr. Mitch Prinstein, docente di psicologia e relatore del corso di cui sopra, sostiene che i tratti della popolarità rispetto ai coetanei, che si delineano quando si è bambini, rimangono prevalentemente tali anche nell’adolescenza e molto spesso anche nell’età adulta.

Ciò significa che chi alle elementari piaceva a buona parte dei compagni di classe per la gradevolezza, la bravura, la disponibilità e magari anche la bellezza, facilmente crescendo riscuoterà la stessa simpatia popolare.

Allo stesso modo chi da scolaro era introverso, taciturno ed appartato, è probabile che oggi sia un adulto schivo e riservato.

Con il trascorrere del tempo, ragazzi come Andrea hanno una buona probabilità di continuare a ricoprire ruoli influenti e sono spesso leader di gruppi, mantenendo i tratti comportamentali che li hanno caratterizzati in età scolare.

Sono in netta minoranza quelli che riescono a sganciarsi dai comportamenti “machiavellici” e ad amplificare il proprio lato più socialmente positivo.

Chi diventa popolare, oggi?

E’ quindi frequente che dalla categoria “percepiti popolari” affiorino adulti con personalità dominanti che – attraverso comportamenti anche solo verbalmente aggressivi – riescono ad ottenere potere e consensi ad ampio raggio.

Non è un caso che oggi numerose personalità pubbliche che adottano linguaggio e comportamenti riprovevoli, riscuotano grande successo e siano innegabilmente molto popolari.

La dinamica emersa è a tutt’oggi materia di ricerca: le conseguenze e l’impatto della popolarità percepita sono evidenti, ma sotto la lente degli scienziati sono in esame gli elementi complessi per la comprensione di come comportamenti negativi ed aggressivi possano reiteratamente dispensare uno status sociale molto alto.

La guida del coach

Naturalmente, un percorso di coaching e di crescita personale aiutano a riconoscere i modelli appropriati a cui ispirarsi, sia da giovanissimi che da adulti.

La Programmazione Neurolinguistica incoraggia nel prendere a modello chi ha già raggiunto obiettivi equivalenti ai propri per estrarre strategie di pensiero e di azione da seguire.

Ma allo stesso tempo incita a definire accuratamente i propri obiettivi perché siano in linea con l’etica ed i princìpi morali che ci rendono individui sociometricamente popolari.